Virus, clima e Cassandre

Il virus “con la corona” che sta mettendo in crisi, forse in ginocchio, un gigante economico come la Cina, sta spaventando il mondo ed impegnando severamente, con moltI contagiati, anche il nostro paese, sembra sia, secondo gli scienziati, l’erede diretto di Virus presenti nella vita biologica del pianeta da milioni di anni. Forme di vita elementare ( un piccolo filamento di DNA – RNA, racchiuso in una capsula) che hanno attraversato, indenni, nel continuo riprodursi, il succedersi delle ere della Terra, superando le variazioni ambientali anche molto severe che vi sono state. Dunque, piccoli questi virus ( ci vuole un microscopio elettronico per rivelarli), robusti e cattivi con la specie umana che entra in crisi quando li incontra. Per noi che siamo cresciuti nell’idea che la natura ci fosse stata consegnata per dominarla, un bel colpo che ci fa tornare con i piedi per terra. Questa epidemia che, in Cina, ha già i caratteri invasivi della pandemia, capace, non solo e non tanto, di attentare alla incolumità ed alla vita delle persone, quanto, di mettere in crisi e paralizzare la vita sociale ed i sistemi economici, ci richiama, comunque alla esistenza di rischi globali per l’umanità, restituendoci, in quanto umani, la dimensione di parti di un ecosistema, nel quale affrontarne l’avventura della vita e della continuità della specie, consapevoli delle insidie che vi si nascondono. Tanto più, dovremmo sentirci, parte di una comunità europea e nazionale; difronte all’emergenza sanitaria con cui, al momento, si confrontano le Regioni del Nord, quelle dell’autonomia e della secessione fiscale, è a tutti chiaro che, se non facessero parte di uno Stato Nazione, si troverebbero come fragili barchette in un oceano in tempesta. Secondo attendibili ricostruzioni storiche sembra che più delle orde barbariche provenienti dalle terre conquistate, dalle lontane province divenute ribelli, a mettere fine al formidabile impero romano siano state delle terribili epidemie capaci di decimare di oltre il trenta per cento, la popolazione e l’esercito dell’impero. Non si dovrebbe, tuttavia, anche in una emergenza come quella che stiamo vivendo, dimenticare che l’agente patogeno, in prospettiva ormai breve, più letale per l’Umanità e la sua civiltà, è rappresentato da comportamenti ormai insostenibili dell’uomo stesso. La crisi climatica, già in atto e sempre più incombente, rappresenterà, nei prossimi anni, il fattore di rischio globale più grave per le prossime generazioni e la stessa continuità della specie. La determinazione che gli Stati e le società civili stanno, giustamente, mostrando nello sforzo di contenimento e contrasto alla diffusione dell’epidemia da Coronavirus, dovrebbe essere impiegata anche nella lotta allo stravolgimento degli equilibri climatici, sui quali si basano le strette finestre di vivibilità per la specie umana, molto più strette di quelle dei virus. Chi, oggi, richiama l’attenzione sui pericoli corsi dalla vita umana, per effetto del riscaldamento climatico, e sulla urgenza delle risposte da dare alla crisi, come fa, ad esempio, Greta Thunberg, viene considerato spesso un menagramo, al più una Cassandra. Eppure la bella figlia di Priamo, capace di leggere nel futuro, non fu creduta e tutti sappiamo come andò a finire la guerra di Troia.

                                                  

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