sostenibilità, educazione, comunità

La sostenibilità secondo Papa Francesco e l’Agenda ONU 2030
Dalle pagine dell’Enciclica Laudato Sí, come da quelle dell’Agenda 2030, emerge, con straordinaria chiarezza, che la concezione della sostenibilità della vita umana sul nostro Pianeta non è riducibile ad un algoritmo, non è pertanto di natura tecnica o economica, ma,“umana”, anzi: “antropologica”. Le scelte di valore, l’aperto schierarsi del Pontefice poggiano non solo su una naturale ispirazione religiosa ma anche su dati scientifici
inoppugnabili e non smentibili da qualsivoglia negazionista; quegli stessi dati che costituiscono il solido retroterra dell’Agenda 2030. “Nel 2050, secondo affidabili previsioni, metà delle terre emerse potrebbero essere inabitabili per il global warming”; la finestra temporale per una correzione di rotta si sta chiudendo e compiere le scelte necessarie significa ripensare alla radice le relazioni, fra loro, degli abitanti del pianeta; e vuol dire, preliminarmente, muovere una critica reale e non ideologica di un’era – tutt’ora in atto – in cui si è sostenuto e praticato un postulato: la non esistenza di limiti alla crescita in ogni campo (ricerca tecnico-scientifica, Pil e consumi, grandezze finanziarie e quindi anche crescita demografica e conseguenti flussi migratori).  Oggi, è invece chiaro a tutti che i paradigmi ideologici della globalizzazione iperliberista e il modello di economia linear in cui si sono manifestati hanno prodotto un gigantesco problema, epocale, di “insostenibilità”. La presunta razionalità di mercato espressa nell’individualismo utilitarista si è dimostrata un assunto falso e pericoloso per il destino umano: non è più possibile immaginare il mondo delle risorse naturali e la stessa economia come una macchina di soddisfacimento illimitato di aspettative di consumo dei singoli. Quale teoria e pratica della sostenibilità? Sono più di tre secoli che l’economista Malthus ha per primo
avvertito che “lasciando fare” all’uomo le crisi di sostenibilità sarebbero state certe a scadenza periodica: lo sarebbero state per quantità di risorse a disposizione di ogni uomo e per lo sfruttamento di un pianeta finito nelle sue dimensioni fisiche. Poi il Club di Roma, nel 1972, con il suo rapporto sui limiti della crescita ha offerto un’analisi rigorosa dei processi di squilibrio in atto ed un quadro di previsioni drammaticamente preciso sugli eventi che si sarebbero prodotti.  Per provare a rovesciare la tendenza suicida in atto occorre ripartire dall’educazione alla sostenibilità; non quale esercizio didattico astratto ma nel vivo di nuovi comportamenti individuali e collettivi ispirati al senso di comunità ed alla sussidiarietà, cioè ad una grande ripresa della fiducia nei rapporti positivi e responsabili fra le persone, tutte quelle che assieme partecipano a un’esperienza concreta
di riscatto e nuovo sviluppo umano.

Lascia un commento