Per una Città sostenibile

Idee per una città sostenibile 

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare……

            Le parole di una poetessa, Mariangela Gualtieri, descrivono assai bene ciò che sta alla base dell’attacco del corona virus e della debolezza delle nostre difese sociali; le ragioni che ci hanno precipitato nel pozzo di una pandemia epocale, da cui non sappiamo ancora quando e come sarà possibile uscire. Le risposte vanno trovate a varie dimensioni, globali, nazionali e locali; tra quest’ultime fondamentale è la dimensione urbana, la città. Sono, dunque, da mobilitare e responsabilizzare le comunità locali, per tentare di uscire in avanti dall’emergenza Covid-19, adottando scelte e misure capaci di trasformare in meglio la realtà, non solo sanitaria, ma, economica, sociale, culturale  ed ambientale di un aggregato urbano. La nuova città, della “nuova normalità” post virus,  va pensata dentro l’altra sfida del cambiamento climatico e dovrebbe guardare oltre i confini comunali ereditati dalla storia, per riorganizzare le sue funzioni fondamentali in un dimensione più ampia; quella in cui i flussi degli scambi e degli spostamenti fra Comuni configurano l’esistenza di una dimensione integrata della vita economica e sociale e  cioè  una comunità territoriale composta  da più  realtà comunali; siano esse, non solo, grandi aree metropolitane, ma anche sistemi locali intermedi, come quello “ Ternano”, già individuato da ISTAT, come aggregato di 18 Municipi, per 180.000 abitanti. Tale comunità urbana allargata, che già condivide attività e servizi, non ha una governance comune di tutto ciò, salvo in alcuni settori limitati. Non dispone, inoltre, di una visione condivisa delle esigenze infrastrutturali, su cui basare politiche di relazione economiche con altri territori regionali ed extra regionali. Naturalmente, tali sistemi intercomunali non debbono essere autoreferenziali  e chiusi verso l’esterno, quanto, piuttosto, un modo più efficace e forte, per le comunità locali, di ottimizzare funzioni e servizi interni e di stare in dimensioni territoriali ed in “sistemi di flussi e di funzioni” regionali ed interrregionali, ed anche in reti lunghe di cooperazione, nazionali ed internazionali. Il  processo di condivisione di attività, funzioni e servizi comunali, in una dimensione maggiore, senza nuove impalcature burocratiche, richiede un salto nella utilizzazione diffusa delle tecnologie digitali, da parte delle comunità interessate. Un progetto di nuova città, pensata in una dimensione di rete, richiede che si faccia un punto preciso sul grado di infrastrutturazione digitale del territorio e sul grado di diffusione e padronanza sociale delle stesse tecnologie. Su entrambi tali aspetti va elaborato un programma d’implementazione, a partire dalla reale digitalizzazione dei servizi pubblici, la cui fruizione telematica resta parziale e  complicata, per i cittadini, impedendo di abbattere incrostazioni ed inefficienze burocratiche. La nuova città non può che essere sostenibile, ovvero disporre di un apparato produttivo compatibile con la tutela dell’ambiente, della salute delle popolazioni e degli stessi equilibri climatici. Le grandi aziende del territorio sono ormai tenute a presentare i “bilanci di sostenibilità”; tali documenti “quadro” vanno utilizzati dalle comunità e dalle loro istituzioni locali per verificare se e quanto le grandi industrie locali ed il loro indotto d piccola impresa progrediscono, realmente, verso la sostenibilità dei processi produttivi, verso modelli di economia sostenibile, circolare o “green”. La sostenibilità non può limitarsi a rendere ecologicamente più virtuosi, tagliando le emissioni inquinanti, i processi produttivi della siderurgia e della chimica, ma deve, anche, puntare ad un modello di specializzazione in cui più forte sia la diversificazione dei settori, con una crescente prevalenza di quelli a basso impatto ambientale. Per affrontare il complesso di tali tematiche, soprattutto, dentro la crisi recessiva acutissima provocata dalla pandemia, è necessario uno sforzo corale di tutti i soggetti portatori d’interessi, nell’ambito economico e sociale del territorio ternano. Per organizzare tale sforzo sarebbe assai utile che tali soggetti stringessero, fra di loro, un “Patto per lo sviluppo sostenibile”, con il quale definire le linee guida di un progetto di nuovo sviluppo, i suoi obiettivi strategici, i livelli d’integrazione fra diversi settori e soggetti, nonché  le risorse materiali ed immateriali da trovare e mobilitare. Altro caposaldo della sostenibilità territoriale è quello della mobilità di persone e merci. Lo straordinario miglioramento della qualità dell’aria registrato nelle settimane del lockdown ha confermato la crucialità del traffico fra le concause dell’inquinamento atmosferico. L’iniziativa, anche locale, volta a promuovere un sistema basato sulla mobilità urbana elettrica, sia per lo spostamento di persone si per la crescente distribuzione capillare delle merci, dovuta all’e-commerce, dovrebbe essere rilanciata con forza, tramite sistemi d’incentivazione , divieti e interventi infrastrutturali come la riduzione delle sezioni stradali; misure indispensabili per fare di Terni  una vera città per la ciclo mobilità, tradizionale ed elettrica. Naturalmente, dovrebbe essere, anche, verificato quanto dello Smart working, così largamente utilizzato, nei mesi caldi dell’emergenza, può essere consolidato, al fine di diminuire, alla base, le esigenze non essenziali, di mobilità e di pendolarismo casa lavoro . L’uso, su larga base, di veicoli elettrici pone il problema di quali siano le fonti da cui prelevare le ingenti quantità di energia per le batterie. Se fossero fonti fossili il riusultato finale sarebbe positivo per la riduzione dell’inquinamento locale, ma, non per la difesa del clima. La mobilità elettrica, perciò, pone un tema di sviluppo di fonti alternative anche per produrre, con sole, vento ed acqua, il fabbisogno di energia necessario, anche, per la nuova mobilità a basso impatto. Un’azienda pubblica come ASM, che già vanta positive esperienze nel campo della produzione di energia pulita e che gestisce la  rete elettrica cittadina, potrebbe farsi parte attiva di un grande progetto di sviluppo di campi fotovoltaici e di sistemi di uso razionale e risparmio dell’energia,  a partire da tutti gli edifici pubblici del territorio. In tale prospettiva potrebbe essere verificata, con AST, la possibilità di utilizzare gran parte delle superfici coperte presso le Acciaierie, per posizionarvi i pannelli fotovoltaici, senza andare ad occupare superfici verdi od agricole. Una strategia energetica locale capace di impegnare, industrie, attività commerciali e direzionali, mobilità e strutture residenziali, si pone perciò come una  delle azioni fondamentali per la sostenibilità del nuovo sviluppo. La nuova città può nascere, inoltre, se sarà capace di mobilitare e valorizzare tutte le sue risorse naturalistiche, culturali e sociali del suo territorio e della sua comunità, a partire dai giovani e dalle nuove competenze e dalla loro creatività e, quindi, da scuola ed Università e laboratori d’arte ed artigianato. un modello di sviluppo più articolato e sostenibile non può che corrispondere anche un diverso modello sociale, il cui carattere distintivo siano le  competenze abbinate alle innovazioni, il protagonismo giovanile, la solidarietà.

Un progetto per una nuova Terni ha biosogno, certamente, di certezze sul futuro della sua grande industria, sul un salto di qualità, verso l’innovazione tecnologica e la diversificazione, del suo apparato produttivo e dei servizi, sulla dotazione delle infrastrutture, non solo tradizionali, ma, anche, digitali. Tuttavia, la nuova città può nascere, solo se sarà capace di mobilitare e valorizzare tutte le risorse naturalistiche, culturali e sociali del suo territorio e della sua comunità, a partire dai giovani e dalle nuove competenze; dalla creatività e, quindi, da scuola ed Università e laboratori d’arte ed artigianato. Ad un modello di sviluppo più articolato e sostenibile non può che corrispondere un diverso modello sociale, il cui carattere distintivo sia, oltre la diffusione delle competenze tecnico scientifiche, l’imprenditività, il protagonismo giovanile, la solidarietà, un nuovo patto con la natura. Le risorse naturalistiche da tutelare e valorizzare non sono soltanto le ben note “gemme” del territorio come la Cascata delle Marmore, la Valnerina, Piediluco o i monti sopra Miranda o  Cesi o la Valserra; sono, in un orizzonte di sostenibilità ambientale il verde diffuso urbano e periurbano, gli orti in città, l’Agricoltura rigenerativa e soprattutto la riforestazione. Terni, nelle classifiche nazionali, sulla dotazione di verde per abitante, sta nella parte alta della classifica, ma dobbiamo essere pienamente consapevoli che i livelli di inquinamento atmosferico da polveri sottili e metalli pesanti e le emissioni di CO2, climalteranti, sono, ancora, a livelli tali da richiedere interventi straordinari di assorbimento e cattura, che solo un vasto programma di riforestazione urbana e territoriale può assicurare, utilizzando specifiche risorse nazionali ed europee; a tale sforzo dovrebbero concorrere i soggetti industriali, come AST ed ACEA, che rappresentano le maggiori fonti emissive di inquinanti e di CO2. Se invece, ci riferiamo alle risorse storiche e culturali, il successo di un progetto urbano di sviluppo sostenibile richiede, alla base, un forte e complessivo riorientamento della educazione e formazione scolastica in tale direzione. Molte scuole ternane sono già avviate su tale percorso e non avranno difficoltà a dare carattere strutturale, profondo e non episodico all’impegno di dirigenti, docenti ed allievi per tale finalità strategica. In particolare, l’ulteriore sviluppo degli ITS, dovrebbe guardare a quelle discipline che attengono alle competenze distintive per la sostenibilità, come le tecnologie di frontiera, a partire da quelle digitali, come l’economia circolare, la bio economia, i green jobs ambientali, in generale, nonché l’economia civile. Una esigenza di maggiore focalizzazione sui campi tecnico scientifico dello sviluppo sostenibile dovrebbe interessare anche gli indirizzi universitari presenti in città, anche attraverso la sperimentazione di modalità dipartimentali di ricerca ed insegnamento, con il coinvolgimento e l’integrazione di ingeneria circolare, economia e medicina, provando, anche, a recuperare la grande tradizione di ricerca della chimica ternana. Le risorse culturali ci vengono anche dalla storia antica e da quella moderna ed industriale della nostra città. Le tracce della città romana e mediovale vanno ulteriormente portate alla luce, protette e fruite come bene complessivo e distintivo della città, unitamente ad una reinterpretazione della tradizione Valentiniana coerente con il significato originario di fonte antesignana dei diritti umani e del valore universale della convivenza fra diversi. Un legame identitario forte, per Terni, sul legame fra storia e bruciante attualità. La storia produttiva di Terni ci ha lasciato uno straordinario ed unico patrimonio di beni di archeologia industriale che vanno ricompresi in un unico compendio ed offerti alla fruizione culturale e turistica attraverso la organizzazione di una offerta integrata; un’offerta che potrebbe sostanziarsi in un percorso che vada dalla grande pressa che accoglie i visitatori nel Piazzale della Stazione, ai reperti dell’ex SIRI e del Lanificio Gruber; un percorso che dal Palazzone dell’edilizia operaia del Fourier, si sposti lungo l’asse della Valnerina, dalla Fabbrica d’armi, con il suo inestimabile museo, alla centrale di Cervara, al compendio formidabile di Papigno, fino alla Centrale di Galleto, con le sue condotte forzate e turbine, per concludersi alla Cascata delle Marmore. Un percorso che potrebbe giovarsi delle testimonianze letterarie sia degli antichi visitatori del “gran tour”, sia di autori moderni di assoluto rilievo, come Carlo Emilio Gadda, che da tecnico, aveva operato nella innovativa chimica ternana fra le due guerre. Una testimonianza poetica, la sua, di come l’ambiente ternano si fosse strutturato su un affascinante ed originale equlibrio fra forze della natura e forze della tecnica e del lavoro umano. Papigno, in particolare, dispone tuttora, oltre che di reperti unici in Europa come la ex Centrale idroelettrica, di vastissimi spazi coperti che, ristrutturati, dopo la parentesi cinematografica, ormai chiusa, potrebbero ospitare un centro integrato dell’artigianato artistico e della creatività giovanile, capace di entrare in sinergia, con l’offerta turistica della Cascata. Un tale percorso si porrebbe come grande introduzione al Parco della Valnerina, potendo integrare, in una offerta culturale e turistica unitaria, la storia industriale unica del nostro territorio, il valore naturalistico inestimabile della natura, a partire dal fiume, e quello storico degli antichi borghi affacciati sulla valle. 

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