“Se non sapessi che ha una malattia la metterei sotto con la macchina”; questo messaggio “benevolente e materno” è stato rivolto da una nota giornalista italiana a Greta Thunberg, la giovanissima ecologista, seguendo la quale milioni di studenti in tutto il mondo, il 14 marzo, alle soglie della primavera, hanno manifestato contro i responsabili del terribile cambiamento climatico che sta già producendo i suoi effetti nefasti sulla vita del pianeta, sulle nostre vite e su quelle, già ipotecate delle prossime generazioni. Le anime vili e violente che si esibiscono sui social media hanno fatto seguire, nei confronti di Greta, una nuvola nera di insulti e contumelie. Viene spontaneo chiedersi il perché di tanta acredine e di tanta cattiveria verso una ragazzina svedese che sta mettendo in imbarazzo i grandi del mondo. Ci sono certamente i “negazionisti”; quelli che dicono di non credere che le attività umane, seguite alla rivoluzione industriale, stiano mettendo in crisi gli equilibri dell’ecosfera che ci ospita. Alla guida di costoro oggi si è posto, incredibilmente, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, seguito da tutta una folla di petrolieri, di industrialisti “duri e puri”, di speculatori finanziari, di sfruttatori del lavoro precario, di gente, insomma, che ancora crede che sia importante stare con chi si propone di dominare il mondo e non con chi si adopera per salvarlo. Gente che trae da questa situazione profitti facili e ricchezza che si concentra, potere e privilegi.
Poi c’è una nuova tipologia umana, figlia di questi tempi difficili: quella dei “cattivisti” per vocazione, degli odiatori che, naturalmente non trovano di meglio che scagliarsi contro chi, come Greta, si fa portatrice di un messaggio di speranza, di impegno solidale, di umanesimo universale, magari di utopia. A ben vedere, la “colpa” di Greta sta nell’aver ripreso e rilanciato, con straordinaria efficacia comunicativa, le analisi e gli appelli, inascoltati, sulla crisi climatica incombente, di centinaia di scienziati che lavorano per le Nazioni Unite e per molti Stati.
Ma prendersela con le treccine infantili di Greta è assai più facile che contrastare le conclusioni scientifiche, convergenti, di tanti e tanti scienziati. La forza particolare del modo in cui la giovane ecologista svedese ha ripreso e rilanciato le conclusioni della scienza, sta nell’aver sottolineato il fattore tempo: “non potete aspettare che noi cresciamo per salvare il mondo; dovete essere voi, adulti di oggi, a farlo”.
Ed ancora: “non possiamo accontentarci di impegni, promesse o speranze;
vogliamo decisioni, fatti, ora; il tempo è scaduto e la casa comune brucia”. Parole forti quelle di Greta che hanno scosso i potenti del mondo e che hanno colto quel misto di paure, speranze e nuova voglia d’impegno racchiusi nel cuore di tanti giovani e che l’esempio di Greta ha liberato facendolo diventare un grande grido della prossima generazione che chiede a quella attuale di consegnargli un pianeta ed un futuro non compromessi. Le questioni aperte sono ormai ben note; È necessario, nei prossimi dieci anni, ridurre le emissioni dei gas che creano effetto serra e riscaldamento dell’atmosfera e dei mari, cioè anidride carbonica e metano, in modo da contenere l’aumento della temperatura media entro un grado e mezzo. Sopra quel limite, il “sistema Terra” può andare, semplicemente, fuori controllo, con effetti sconosciuti e imprevedibili, come la vicenda dello scioglimento delle calotte polari e del permafrost, accelerati rispetto ad ogni precedente previsione, ha già chiaramente mostrato. Altri problemi non sono meno incombenti e preoccupanti: l’acidificazione degli oceani e l’inquinamento, già insostenibile, da microplastiche; la riduzione dello strato protettivo di ozono; la perdita della biodiversità su cui, sinora, si è retta la vita sul pianeta; l’inquinamento e l’alterazione delle catene alimentari, degli animali e dell’uomo, l’apertura di varchi a nuove malattie a carattere epidemico. La risposta a un tale intricato e grave complesso di problemi non può ritrovarsi solo in nuove politiche di protezione ambientale.
La sfida innovativa è a tutto campo e coinvolge, con l’ambiente, l’economia, la società e le stesse istituzioni; ambiti non più separabili ma da integrare, in modo fecondo, seguendo una logica di sistema. Tutto ciò lo si può riassumere in un nuovo concetto ed in un inedito obiettivo: lo sviluppo sostenibile. Quel grande progetto per il futuro, non lontano, ma, prossimo, dell’umanità riassunto, in modo chiaro e mirabile, nell’Agenda 2030 dell’ONU. Un progetto che non chiama in causa solo le scelte delle grandi potenze statali, economiche e tecnologiche, ma chiama all’impegno coerente anche le comunità locali e le singole persone, invitate a ripensare stili di vita e di consumo.
Il successo di partecipazione che lo sciopero studentesco per la difesa del clima ha avuto anche a Terni, fa sperare che la comunità locale, sospinta dalla sua gioventù, sappia e voglia produrre un grande sforzo progettuale per dare a Terni una concreta possibilità di nuovo sviluppo, nel segno della innovazione, della socialità e della sostenibilità. Si tratta, in primo luogo, di una vasta azione di crescita culturale e di maggiore consapevolezza sui rischi e le opportunità di questa fase.
La scuola potrebbe porsi, con le forze sociali e le istituzioni alla testa di questo cammino che vuole pensare e costruire un domani migliore. In fondo, anche Greta, scioperando, è partita da lì.

Articolo apparso su “La Pagina“, edizione Aprile 2019.

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