La divisione insostenibile

Lo stesso giorno in cui il Presidente degli USA Trump, notifica alle Nazioni Unite e al mondo intero il disimpegno del suo Governo dagli Accordi di Parigi sul clima, 2500 Scienziati comunicano al mondo di sentire “ il dovere morale “ di sottolineare come il Pianeta che ci ospita “sia già in piena emergenza climatica” e che “indicibili sofferenze” aspettano l’Umanità nel prossimo futuro. Gli stessi scienziati, fra i quali 250 italiani, indicano le scelte urgenti da compiere per evitare o, almeno, attenuare tale catastrofe.

Uso razionale dell’energia con ulteriore impiego di fonti rinnovabili e tecniche diffuse di risparmio energetico, decarbonizzazione dell’economia e dei trasporti e del funzionamento delle città, attraverso la sostituzione progressiva del petrolio e del metano, a partire dalla introduzione delle bioplastiche degradabili in sostituzione di quelle tradizionali, monouso, che impestano i mari e per le quali non c’è, purtroppo, un fine vita. Accanto agli aspetti strettamente ambientali viene affrontato, dagli scienziati anche il tema delle intollerabili ingiustizie e disuguaglianze sociali che sono alla base di stili di vita e di consumo che esauriscono le risorse naturali della Terra e che impediscono di far crescere una comune consapevolezza sociale sulla necessità ed urgenza di una svolta. L’appello drammatico di questi liberi uomini di scienza dovrebbe essere raccolto dal mondo della politica e da quello delle imprese, sapendo che lo “sviluppo sostenibile” può costituire una fonte di nuove occasioni di intrapresa economica e di creazione di lavoro. La nuova Commissione dell’Unione Europea sembra volersi incamminare decisamente sulla strada del nuovo sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sociale. C’è da sperare che anche il grosso delle imprese segua questa indicazione di fondo, tenuto anche conto che le imprese “green” evidenziano, già oggi, prestazioni nettamente superiori alle altre, in termini di crescita di fatturato, di produttività, di margini di profitto e capacità d’investimento, nonché di creazione di posti di lavoro.

Un ulteriore segnale positivo arriva dalla decisione dei Presidenti francese e cinese, Macron e Xi Jinping di considerare gli accordi stipulati sul clima “irreversibili”. Stupisce ed addolora vedere come, in questo sforzo di assumere la guida del mondo nella difesa del clima, della civiltà e del futuro per le nuove generazioni, la più grande e potente democrazia del pianeta, quella degli Stai Uniti, sia ridotta a svolgere il ruolo di freno o addirittura di avversario dell’umanità. La divisone del mondo su tali sfide epocali è assurda, autolesionista e carica di conseguenze devastanti. C’è solo da sperare che parlamento e popolo americano risolvano presto e bene il problema, mandando a casa, democraticamente, un Presidente anomalo.

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