il punto di Donato Speroni

Quello che si sta facendo non basta, dice il Segretario dell’Onu, e le cronache di tutti i giorni lo confermano. In Italia abbiamo concluso uno splendido Festival dello sviluppo sostenibile, ma i nuovi impegni cominciano subito. 13/6/2019

di Donato Speroni 

Quando pensiamo alle drammatiche conseguenze del cambiamento climatico (anzi della climate emergency se condividiamo il cambio di linguaggio del Guardian), il pensiero va solitamente all’Africa e in particolare alla fascia del Sahel che si sta inaridendo, con drammatici conflitti per l’acqua e migrazioni di massa. Proprio il Guardian però ci segnala la terribile situazione che si sta verificando in India. Mentre a Delhi la temperatura lunedì scorso ha raggiunto i 48 gradi, record senza precedenti, centinaia di villaggi del Rajasthan vengono abbandonati dalla popolazione. 

Anche più a sud, vicino a Mumbai, capitale commerciale del Paese, un villaggio dopo l’altro rimane deserto. Si stima che il 90% della popolazione sia fuggita abbandonando al loro destino i malati e più anziani a causa di una crisi idrica che non vede segni di soluzione.

Le ondate di calore stanno diventando più frequenti, senza speranza nei monsoni, avverte l’Hindustan Times. Tra gli effetti, lo spostamento di massa di cittadini facoltosi e turisti verso le località montuose dell’Himalaya, che hanno esaurito la capacità ricettive. Si accentuano anche i fenomeni meteorologici estremi. Lo stesso giornale segnala l’arrivo su Delhi nei prossimi giorni di una tempesta di sabbia dal non vicino Afganistan. E la mancanza di acqua (e forse di adeguata volontà politica) compromette anche gli sforzi del governo per salvare dalla morte il Padre Gange, il grande fiume deificato, diventato una fogna per gli scarichi civili e industriali. 

La lotta all’emergenza climatica (Goal 13 dell’Agenda 2030) non ha raggiunto risultati adeguati, dice il rapporto presentato nei giorni scorsi dal Segretario generale dell’Onu António Guterres in vista dell’High level political forum, la rassegna sulla attuazione degli SDGs che si tiene ogni anno in luglio a New York. Anche per quanto riguarda i Goal 1 e 2 (lotta alla povertà e alla fame), così come nella tutela della biodiversità (Goal 14 e 15) i progressi sono stati troppo lenti e gli Obiettivi al 2030 rischiano di non essere raggiunti. 

È in corso una mobilitazione senza precedenti, come dimostra il fatto che la Partnerships platform degli SDGs elenca 4732 iniziative, di cui 507 considerate “Good practices”, tra le quali il nostro Festival. Ma non basta. Il rapporto Guterres avverte che

il progresso è stato troppo lento su molti goal; le popolazioni e i Paesi più vulnerabili continuano a risentirne maggiormente e la risposta globale finora non è stata abbastanza ambiziosa.Il rapporto identifica una serie di aree trasversali che richiedono leadership politica e azioni multistakeholder (cioè da parte di tutti i soggetti coinvolti, come imprese, società civile, comunità locali) per accelerare significativamente il progresso. 

Così facendo queste azioni ci consentiranno di spostare il mondo su una traiettoria compatibile con il raggiungimento degli SDGs nel 2030. 

Anche Jeffrey Sachs, direttore del Un Sustainable development solutions network, nel suo keynote speech all’evento conclusivo del terzo Festival dello sviluppo sostenibile, ha messo in guardia sulle forze che ci allontanano dalla costruzione di un futuro sostenibile:

C’è molto rumore di fondo, ma abbiamo bisogno di unità e chiarezza per prendere davvero il futuro nelle nostre mani. Vi invito a proteggere voi stessi e questo Paese unico e meraviglioso, facendone uno bastione dello sviluppo sostenibile in Europa.

Il Festival dello sviluppo sostenibile che si è concluso giovedì scorso (anche se diversi eventi “nei dintorni del Festival” sono ancora in corso) è stato certamente un fattore di “unità e chiarezza”, mostrando appunto l’unità della società civile nel perseguire gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la chiarezza delle richieste rivolte alla leadership politica. Il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, nel suo editoriale della settimana scorsa, ha riassunto i risultati politici del Festival. Qui però vogliamo ricordare, a consuntivo, le dimensioni dell’iniziativa: oltre 1060 eventi su tutto il territorio nazionale, migliaia di speaker e decine di migliaia di persone partecipanti, oltre mille articoli e servizi Tv. 

La campagna twitter #FESTIVALSVILUPPOSOSTENIBILE ha raggiunto oltre 21 milioni di persone (impressions) e oltre 10 milioni di utenti unici periodo del Festival. 

Eppure, nonostante questo splendido successo, si ha sempre l’impressione di non fare abbastanza, perché andando in giro per l’Italia nel corso del Festival ci si sentiva spesso dire “Bisogna fare di più per far conoscere l’Agenda 2030 e questi meravigliosi Obiettivi”. È ovvio che si tratta di un impegno collettivo che deve mobilitare tutti, anche perché solo la conoscenza diffusa delle problematiche dello sviluppo sostenibile può far cambiare la qualità delle scelte politiche. 

Dunque, passato il Festival… ci riposiamo? Non molto in verità perché numerose sfide importanti e urgenti ci attendono. Innanzitutto la riproposizione della nostra piattaforma politica, a cominciare dalle proposte per una nuova organizzazione della prossima Commissione europea e dei lavori degli organi politici dell’Unione per improntarli all’Agenda 2030. A livello nazionale, dovremo portare avanti le proposte emerse nel Festival, dalla richiesta di un tavolo di confronto tra il Governo e le associazioni imprenditoriali sulla sostenibilità, alla accelerazione “ambiziosa” della transizione energetica, richiesta con forza nel Manifesto sottoscritto dai sindacati dei lavoratori, imprese e associazioni ambientaliste. È anche in grande crescita l’impegno dell’ASviS nel campo dell’educazione e della formazione allo sviluppo sostenibile e quello, altrettanto importante, con le Regioni e le città metropolitane per stimolare i territori a impegnarsi nelle strategie locali di sviluppo sostenibile. Tutto questo lavoro confluirà nel prossimo Rapporto annuale che l’ASviS presenterà agli inizi dell’autunno, prima della formulazione della Legge di Bilancio, per incidere significativamente sulle scelte politiche che ci attendono. Anche per noi l’obiettivo è quello indicato dal Segretario generale dell’Onu: un cambio di traiettoria, non solo per mettere l’Europa e l’Italia sul sentiero dello sviluppo sostenibile, ma per dare all’Unione e al nostro Paese un ruolo di leadership in questa fondamentale battaglia globale. 

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